Il testo di riforma della responsabilità amministrativa e per danno erariale approvato in via definitiva al Senato il 27 dicembre 2025 (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), reca, tra l’altro, una nuova definizione di “colpa grave”.
Nel presente elaborato si faranno brevi considerazioni sulle novità introdotte dal Legislatore.
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Truffa delle mascherine: per la Corte dei Conti non vi fu dolo (prima) e poi colpa grave
La violazione di legge è foriera di danno erariale in misura pari ai costi del contenzioso scaturito
La lesione dell’interesse legittimo è condizione necessaria, ma non sufficiente, per chiedere il risarcimento da provvedimento illegittimo alla PA
Il divieto di stipulare polizze assicurative per colpa grave per i propri dipendenti non è stato superato dal codice dei contratti, sono due fattispecie diverse
Il c.d. scudo contabile è legittimo solo se temporalmente limitato, ma la colpa contabile non può essere eliminata
Dimenticare la garza nell’addome è sempre colpa grave di tutta l’equipe della sala operatoria (medici e infermieri)
Incarichi ai pensionati: l’incertezza normativa esclude la colpa grave e il danno erariale
Il danno erariale nel codice appalti e lo scudo contabile del decreto “semplificazioni”
Il nuovo codice dei contratti pubblici si è premurato di dare una definizione di “colpa grave” ai fini della responsabilità amministrativa, ma tale nuova definizione, piuttosto che chiarire, sembra complicare l’applicazione delle norme.
Continue readingLa disorganizzazione può condurre al danno erariale sia per l’erogazione di contributi non dovuti (R.E.I.), sia per il disservizio arrecato all’ente
La Corte dei Conti ribadisce: lo “scudo contabile” non è funzionale, nè costituzionalmente legittimo (“non vi è potere senza responsabilità”)
Immobile occupato da Casa Pound: “pachidermica inerzia” lunga quattro lustri, ma nessuna responsabilità erariale
Omessa richiesta di autorizzazione per attività extra-officium: occultamento doloso o colpa grave? La giurisprudenza è ancora altalenante
Evidenziamo due sentenze delle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti, praticamente coeve, dall’analisi delle quali si evidenzia un persistente conflitto nell’interpretazione del concetto di “occultamento doloso” in relazione alla mancata richiesta da parte di un pubblico dipendente dell’autorizzazione a svolgere prestazioni extra-officium.
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